Francesca Dimina
Francesca Dimina è un artista Torinese appartenente alla Generazione Z, che fonde la forza introspettiva e materica dell’Espressionismo con i colori brillanti e simboli quotidiani della Pop-Art. L’unione di queste due tendenze crea una sorta di “nuova” forma di fauvismo che unisce realtà e sentimento, poiché ciò che vediamo è sempre influenzato, o forse contaminato da emozioni, che nelle opere dell’artista assumono colori e tratti differenti.
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2 Dicembre – 10 Dicembre
Il Movimento
Le opere di Francesca fondono i colori suggestivi e simboli iconici della pop art, con l’introspettività e i tratti materici dell’espressionismo, creando una sorta di “nuovo” fauvismo. Nelle opere vediamo una realtà definita, ma distorta dai tratti e i cui colori sono alterati. Ciò ci immerge nella realtà dell’artista, ed è come se vedessimo attraverso i suoi occhi allo stesso tempo la realtà vissuta e le emozioni che sta provando in quel momento.
Quando un opera invece possiede colori realistici allora l’artista è calma, imparziale e rimane osservatrice del mondo circostante.
Questa fusione di correnti ci riporta parallelamente al realismo poetico del cinema francese degli anni 1920. Dove lo spettatore non solo vedeva la realtà osservata dal personaggio all’interno del film, ma ne percepiva anche le emozioni
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Recensioni
Il colore è il punto di partenza nel lavoro di Francesca. Libero di esprimersi, interpreta uno stato d’animo, una realtà intima e immaginata, e si manifesta in un numero infinito di accostamenti cromatici, vivaci e sempre ben contrastati. Solo dopo arriva il disegno, quasi sempre dal vivo, veloce nel tratto, preciso nella linea.
Qualsiasi oggetto può diventare protagonista del disegno, non ci sono criteri precisi e nemmeno gerarchie: una fragola vale un posacenere, una sedia un alveare, una montagna una luna che illumina la notte. Ma sarebbe errato credere che a guidare la mano sia la casualità: quello che attira l’attenzione e che incuriosisce l’occhio di Francesca viene fissato prima nella memoria e solo poi sulla carta. Il disegno è come un atto di liberazione. Si, perché proprio dall’apparente semplicità inizia la narrazione di un mondo fatto di quotidiano e di vita; la realtà, sempre sotto i nostri occhi, ma troppo spesso trascurata, è richiamata con forza alla nostra attenzione; gli oggetti e i paesaggi si animano e trovano una propria capacità di esistere, indipendentemente dal loro contesto. Ne deriva un linguaggio limpido e puro che non cerca sovrastrutture superflue, ma rivendica una presa di coscienza intima e sincera della realtà. L’eleganza delicata e spontanea dei disegni di Francesca, tutt’altro che evidente nell’arte contemporanea, mi fa pensare al bellissimo film di Wim Wenders, “Perfect days”, dove ogni semplice azione o singolo oggetto è parte di una perfezione che si rivela solo quando sappiamo abbandonare i substrati imposti dal nostro quotidiano e dalla società. Non potrebbe esserci tecnica più azzeccata del pastello per questi lavori. Agile, svelto e facile da trasportare in ogni luogo, diventa un fido compagno all’urgenza di esprimersi e al desiderio di fissare il colore e la vita su piccoli taccuini e fogli sparsi in ogni dove.